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21/10/2004

Blog chiuso*

Splinder ha deciso di utilizzare questo e gli altri blog per pubblicizzare Il Grande Fratello. A me non resta, per esprimere la mia dissociazione, che chiudere questo blog. Minimo karma continuerà se e quando Splinder rivedrà la propria politica sulla pubblicità, o quando il suo autore avrà trovato una piattaforma maggiormente rispettosa dei suoi utenti. Grazie a tutti per l'attenzione.

* "Non porterò la mia coscienza all'ammasso", disse quel tale.

Aggiornamento

Minimo karma continua all'indirizzo http://minimokarma.blogsome.com




 

20/10/2004

G. disegna grandi fabbriche. Poi me le mostra. Questa è l'Enichem, questa è la vetreria. L'Enichem manda nell'aria molto fumo. Non più, gli dico. Togli questo fumo. L'Enichem era il cancro della città. Ne vidi le cicatrici su un corpo che amavo. Ora non più.
La vetreria l'ho vista ieri mattina. Approfittando del giorno libero e della splendida giornata mi sono avventurato sugli scogli dell'Acqua di Cristo. Si chiamano così, pare, perché vi comparve una sorgente, insperata: mandata da Cristo. Ora c'è, proprio a ridosso degli scogli, la grande vetreria, bianca, quasi di plastica. Mandata da Cristo.
Questa mattina sul giornale un filosofo diceva d'aver trovato la terza via tra il prendersi per unici detentori della verità ed il rinunciare ad ogni verità. E la soluzione è quella stessa di cui parlava Nietzsche in Umano, troppo umano - lo saprà? E saprà anche che tutto è perfettamente inutile?
Al supermercato Baglioni. Il commesso cantava. I commessi, la cassiere dei supermercati non mostrano alcun peso. Portano addosso i colori stessi dei prodotti che vendono, hanno sorrisi al neon ed occhi che guardano altrove. Baglioni non l'ho mai amato. Lo ascoltai a quattordici anni per sapere di che si trattava. Non capivo le parole delle canzoni, anche perché lo ascoltavo da una cassetta di quelle che vendeva la camorra a tremila lire. Ma La vita è adesso mi piaceva. E mi è piaciuta di nuovo, in quel supermercato. Con il retrogusto amaro della mia adolescenza.
Siamo: perché preoccuparci di essere? dice N. Leben, nur leben. Un animale senza cervello, un cavallo alato che si consuma al vento e solo allora prende il volo e porta nell'aria le preghiere di ognuno.








 

18/10/2004

Bildung

"Perché nel cervello d'un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli" (Celine, Viaggio al termine della notte).
Se continua così, c'è da sperare che in capo a un anno Buttiglione diventi filosofo per davvero.





 

17/10/2004

Blog seminario

Dobbiamo anche questo al solito Vue. Andate dunque qui ed iscrivetevi al primo imperdibile blog seminario su Derrida.




 

Maestri
Stephan Morgenson

Filosofo animalista (tra i più grandi, con Tom Regan, Peter Singer e Tommasino Pitù), passò poi ad interessarsi dei diritti delle piante, giungendo ad elaborare il concetto di Grembo Radicale, che è tra i più profondi del pensiero ecologico. Docente all'Università di Uppsala, si ritirò dall'insegnamento nell'83 per dedicarsi alla diffusione di una religione fondata da lui: l'arborismo.
L'arborismo dice che Dio è un albero - un grande, cosmico albero: di cui l'Ygdrasil snorrico o l'Asvattha bhavagadgitico non sono che pallide immagini. E che, dacché Dio è un albero, niun'onore al Dio è più grande del rispetto per gli alberi e per tutto ciò che vegeta; che nessunissima esperienza è più sacra dell'abbracciare un albero, e nessuna profanazione peggiore del taglio d'un bosco; che uomo veramente grande è colui che non solo favorisce in ogni modo l'allegro verdeggiare delle divine creature, ma vegeta e verdeggia lui stesso, immobile creatura con radici nella terra e braccia tese al cielo.
Come tutti i grandi, il nostro non ebbe vita facile, benché la verità gli desse gioia. Fu profondamente amareggiato nei primi anni Novanta da una scissione dovuta al suo discepolo Pekka Ussehring, che sosteneva, influenzato dalla lettura del Libro d'ore di Rilke, che Dio non è un albero, ma semplice, crescente radice: che sarà albero, se il male non lo vincerà prima del tempo. Gran parte dei discepoli dell'arborismo approvarono la tesi di Ussehring. Morgenson morì solo e povero nell'estate del '99, soffocato dal nocciolo di una pesca.
Ha lasciato tre opere fondamentali: Per una teoria integrata del naturismo (Edizioni Castalia, Urbino 1992), Il Dio-albero, ovvero la religione del nostro futuro (Ed. Brahmavihara, Pisa 1995) e l'autobiografia Autoritratto con barbabietola (Ed. Solaris, Maiolati Spontini 2002).









 

La vita sembra facile

La vita sembra facile
per chi non conosce vergogna
per chi e' impudente come un corvo,
arrogante, aggressivo
invadente e corrotto.

Non e' facile la vita di chi
conosce la vergogna,
e' umile, puro di cuore
e distaccato, ha integrita'
morale ed e' riflessivo.

Dhammapada, 224-225












 

14/10/2004

Il più grande processo della storia

Non molti sembrano accorgersene, ma il processo alle Bestie di Satana rischia di diventare il più grande processo della storia, la madre di tutti i processi, la resa dei conti finale tra bestie, uomini e dèi. Perché il difensore dei poveracci, l'avvocato Guglielmo Gulotta, ha chiesto nientemeno che una perizia del "decano degli esorcisti cattolici", padre Amorth, per accertare se davvero essi agivano agli ordini di Satana. Nel qual caso, sarebbe Lui a finire sul banco degli imputati, e non per accuse fumose e mitologiche, come la vecchia e controversa faccenda della mela, ma per concretissimi suicidi ed omicidi. Finalmente.
Potrei dire adesso molte cose erudite, intelligenti ed interessanti su questo argomento, ma vivo da solo in una casa decisamente grande, e sento strani rumori, e per dirla tutta ho le ginocchia che mi fanno giacomogiacomo. Per cui tronco qui: non senza lasciarvi, però un indovinello.

Chi è Satana, Senza Rifugio?

A chi indovinerà giungerà una copia con dedica di uno dei miei imperdibili libri.





 

12/10/2004

Vigilante interviene sulla vicenda Tremaglia

L'immagine qui accanto non è una bufala. Almeno credo. Spero che sia una bufala, lo spero lo spero lo spero. Ed in altri tempi ne sarei stato quasi certo, pur trovandola nel sito del Corriere della Sera. Ma che volete: i tempi sono cambiati. Ma cambiati proprio. Io son venuto su con i politici democristiani in doppiopetto, con la faccia grigia o gialla, la cui apparizione era accompagnata da calorosi e clamorosi chitemmurt e chitestramurt*, ma che erano sempre impassibili, impeccabili, professionali: e parlavano lentamente, e pesavano le parole.
Ora invece non c'è più religione. Ora ti viene su un Presidente del Consiglio che invece di mettersi in posa come si deve per le fotografie ufficiali, si mette a far le corna ai capi del governo degli altri Stati: nemmeno si fosse alla foto della gita scolastica. E questo Tremaglia, oggi, che niente niente definisce culattoni quelli del Parlamento europeo. E non ci pensa due volte, e lo scrive su carta intestata, e fa precedere la sua boiata dalla dicitura: Dichiarazione del Ministro per gli Italiani nel mondo on. Mirko Tremaglia.
Non so, adesso - e perdonate la mia pochezza intellettuale - se questa dichiarazione sia, per la forma e per il contenuto, fondamentalista o postmoderna. So una cosa: che mi fa ridere. Voglio dire: non riesco proprio ad aggiungere la mia alle tante indignazioni, di destra e di sinistra. Rido come un fesso. Fesso proprio, ché con queste cose non si scherza. Ma rido, e non posso farci nulla. Magari poi mi passa, e rispolvero anche per Tremaglia un chitestramurt da Seconda Repubblica.
Ma intanto rido.

* Mortacci tuoi, nel mio dialetto. Nel quale, però, accanto ai morti esistono anche gli stramorti.







 

11/10/2004

Vita bassa

Ma sì, il preside che se ne vien fuori con questa circolare con la quale invita le alunne ad evitare i pantaloni a vita bassa, è un povero talebano, un moralista che vive fuori del mondo, un arcigno aggrottatore di sopracciglia: e peggio, pure. E tuttavia. Due anni fa portavo le mie studentesse a far tirocinio presso una scuola elementare. Spesso le ragazze si fermavano nell'asilo annesso alla scuola elementare, per giocare con i bimbi. Una di queste ragazze amava particolarmente i pantaloni a vita bassa. A vita molto bassa. E così, nel chinarsi per giocare con i bimbi, mostrò con abbondanza il fondo delle sue posteriori rotondità; e le mostrò ad un bimbo, che in piena esaltazione prese a gridare: "Maestra, ho visto il culo, ho visto il culo". E saltava e ballava come uno scemo.
Mai come oggi, davvero, la libertà d'espressione dello studente è stata sacra. Anche quando si tratta di mostrare il culo o l'ombelico. Anche quando si tratta di giocare con il cellulare, o addirittura di parlare al cellulare durante la lezione. Anche quando di tratta di andare in bagno due volte in un'ora, per motivi che tu non puoi capire. Tutto va bene. I genitori sono sempre amici, sempre sorridenti; e la scuola, che le piaccia o no, diventa anch'essa sempre amica, sempre sorridente.
E va bene: la libertà è una gran bella cosa. Ma è vera libertà quando è di tutti, insegnava il caro Bakunin. Rivendico, come docente ipertollerante, sorridente ed amichevole, il mio diritto di andare a scuola con la camicia strappata, senza che gli alunni inorridiscano (io mi affeziono ai miei indumenti), ed a portare le scarpe da ginnastica con i lacci lunghi, senza dover spiegare ogni giorno perché i miei lacci sono così lunghi, ed a mostrare il culo se non proprio a loro - ché non sta bene - ai loro carissimi genitori, quelle persone squisite che interrompono i colloqui per rispondere al cellulare, mentre tu te ne stai lì fermo, con l'aria incredula: per dire.







 

Was erwartet uns?

Massimo Adinolfi è persona di grande intelligenza e cultura: e soprattutto uno che conosce la filosofia molto meglio di me. Per questo mi turba leggere nel suo blog che è un pregiudizio che la filosofia si occupi soprattutto di domande come " chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo", e che anzi "proprio queste non sono le domande da cui comincia la filosofia". Mi turba, anche perché Adinolfi è uno studioso di Kant, e certo conosce meglio di me le tre domande della Logik di Kant: Was kann ich wissen? Was soll ich tun? Was darf ich hoffen?, ricondotte alla domanda fondamentale: Was ist der Mensch? E sono certo che, pur senza essere uno studioso di Bloch, conosca anche le domande con cui si apre Das Prinzip Hoffnung: Wer sind wir? Wo kommen wir her? Wohin gehen wir? War erwarten wir? War erwartet uns?
Confesso di aver passato non pochi giorni della mia vita - e non dei peggiori, credo - a riflettere su queste domande; e su un'altra, quella che Heidegger considerava fondamentale: Perché esiste, in generale, l'essente e non piuttosto il nulla? Confesso anche di non aver cavato un ragno dal buco; ma questo, ahimé, riguarda tutta la mia vita, non solo i miei tentativi di pensiero. Epperò ne ho tratto qualche godimento, anche quando c'era la fatica, il fastidio dell'incomprensione, il mal di testa, la frustrazione. Il godimento che prova un bimbo, credo, quando si lascia andare all'aggressività esplorativa, guadagnandosi qualche schiaffo dal padre ed acquisendo la coscienza dei limiti delle sue possibilità d'azione.
I miei maestri - più libri che persone, devo dire - mi hanno insegnato che far filosofia vuol dire pensare in grande. Uscire dal cerchio delle proprie occupazioni e preoccupazioni, e guardare il mondo. Guardarlo praticamente, certo; la filosofia non è chiusa nella torre d'avorio, ed in questo Adinolfi ha senz'altro ragione. Ma una praticità sui generis. All'università mi sono formato sulla fenomenologia, sul personalismo (più Schaff che Mounier, però), sull'ermeneutica. Uno dei testi sull'ermeneutica studiati allora si intitola proprio La praticità della ragione ermeneutica. Nelle ultime pagine si legge che l'etica gadameriana è un'etica "che nasce dal narrarsi e dal comunicarsi le reciproche esperienze del difficile mestiere di diventare uomini...". Ed io sarei d'accordo. Ma perché Adinolfi dice che è un pregiudizio pensare che "occorre che il filosofo parli ad ognuno?"
La filosofia diventa pratica, oggi, per altra via. Si diffonde la figura del consigliere filosofico (da questa notizia prende avvio il post di Adinolfi), il quale si occupa di cose come "tecniche di leadership e di sviluppo dedicate all'universo delle piccole imprese". I miei maestri (più libri che persone) si sono dimenticati di dirmi che la filosofia si occupa di queste cose. Ricordo anche un certo Dewey, che parlava della filosofia come di una grande critica delle critiche, la meta-disciplina che sottopone ad analisi la totalità dell'esperienza, per ritenerne il meglio.
Non la filosofia, ma la sociologia della conoscenza ci insegna che in ogni società esistono degli esperti il cui compito è quello di mantenere l'universo simbolico condiviso. Sono degli "esperti universali". Con ogni evidenza, i filosofi non sono stati (tranne poche eccezioni) e non sono tali esperti. Piuttosto, sembra che Berger e Luckmann facciano il ritratto del filosofo, quando parlano dell'intellettuale come "un esperto la cui competenza non è in genere richiesta dalla società", e quindi "per definizione un individuo che rifiuta di integrarsi nella società".* Per Berger e Luckmann, l'intellettuale (il filosofo, dico io) ha due possibilità. Può chiudersi in una sotto-società di suoi simili, con i quali condividere la sua visione del mondo, oppure proporsi di cambiare la società attraverso la rivoluzione.
Ma la settarietà stanca, e non è più tempo di rivoluzioni. Anche il filosofo, dunque, si mette l'abito buono e addomestica la sua inquietudine.
Non sono sicuro che sia una buona notizia.

* P. L. Berger - Th. Luckmann, La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna 1969, p. 174.